lunedì l’esame è alle 15.30 in D5 aula/oo1.
la discussione come previsto sarà collettiva: ciascuno si prepari a sostenere le tesi del libro scelto – poco importa che vi convincano o meno – in una discussione sul perchè dei risultati delle elezioni politiche 2008.
chi non deve sostenere l’esame ma ha partecipato a progetto pd e discussioni varie può fare da moderatore, o almeno da pubblico.
durante l’esame fate come se foste l’autore del libro scelto, coerenti, decisi, cercando di convincere gli altri della bontà delle vostre tesi. preparatevi dai 3 ai 5 minuti a testa per un intervento iniziale e poi si discuterà.
confermerei l’idea di registrare sia audio che video, io provo a portare una telecamerina, chi ha apparati tecnologici li porti.
per chi ha scelto di fare l’esame individuale la discussione sarà tradizionale, con possibilità di discutere sempre lunedì 26 o in data da definirsi a febbraio.
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mi mandate e/o postate qua (in modo che gnuno si possa fare un’idea delle tesi che sosterranno gli altri) l’abstract del libro scelto (max una pagina) entro domenica?
gennaio 22, 2009 alle 4:03 pm
Sintesi della sintesi della sintesi (per lasciare un pò di suspance in vista del dibattito):
Libro l’immagine del leader di mauro barisione
Concezione dell’immagine del leader non come finzione ma come insieme di attributi politico-personali ovvero tratti personali politicamente rilevanti.
Capacità dell’immagine performativa di influenzare le scelte degli elettori siano questi più o meno sofisticati.
Crescente importanza nelle scelte elettorali dell’immagine del leader con la parallela diminuzione delle appartenenze partitiche e del peso delle ideologie.
Un leader o un altro fa differenza, ma tale differenza è variabile in relazione alla maggiore o minore competitività del contesto elettorale.
gennaio 25, 2009 alle 9:50 pm
“Perché siamo antipatici” di Luca Ricolfi.
Sindromi della sinistra:
schemi secondari e riduzione della dissonanza cognitiva, tendenza a “neutralizzare” le evidenze empiriche, privilegio della cornice/del contesto generale;
linguaggio politicamente corretto;
abuso del linguaggio codificato;
senso di superiorità etica, atteggiamento pedagogico e presunzione di avere una missione salvifica nei confronti della “parte sana” del paese.
Queste sono le quattro malattie da cui la sinistra è affetta in maniera maggiore e più profonda rispetto alla destra e sono tutte riconducibili a schemi linguistici ed interpretativi diversi e distanti dal sentire comune. Sono esse a suscitare il sentimento di antipatia nei confronti della sinistra riscontrabile nell’elettorato che non sia già schierato e si presenti come potenzialmente conquistabile. La causa primaria, quindi, della sconfitta elettorale è rintracciabile nel differenziale comunicativo tra destra e sinistra.
gennaio 25, 2009 alle 11:11 pm
La raccolta di saggi curata da Mellone&Newman (l’apparenza e l’appartenenza) giunge alla conclusione alla quale tutti guardano da qualche anno: il mercato politico è il mercato commerciale. Non ci sono più mezzi termini, il marketing ha soppiantato ogni altra teoria e i sondaggi hanno spazzato via il ruolo che avevano i volontari. Il partito è diventato solo una marca che serve non più come collante.
Cosi i vari autori ci portano a valutare la politica come un mercato e teorizzano strategie di marketing, comunicazione che vanno a stravolgere la normale prassi politica che fino a ieri ha regolato la vita politica del nostro e di altri paesi.
Le tesi teoriche sono altresì verificabili, o almeno si cerca di farlo, con esempi che vengono da altre nazioni come Gran Bretagna e USA. Ovviamente il libro si chiude con il “discorso italiano” ossia di come gli sviluppi nel nostro paese possano portare a casi come il new labour. Il libri soffre solo il fatto che, essendo edito nel 2004 non cita e non tiene presente i casi più recenti.
Invece il testo di Calise (il partito personale) parte da una considerazione e la sviluppa: i partiti si stanno estinguendo, al loro posto la leadership e il “partito personale” sta soppiantando le vecchie organizzazioni.
Le elezioni dei sindaci, la loro popolarità e le liste civiche che quasi sostituiscono i partiti tradizionali sono solo il sintomo di un discorso più ampio: i partiti o sono morti o stanno morendo.