Archive for gennaio 2009

Federico Boni: IL Superleader

gennaio 26, 2009

Partendo dalla oggettiva constatazione di una politica sempre più spettacolarizzata e mediatizzata e dall’inevitabile personalizzazione della stessa con il proprio leader di riferimento l’autore cerca, attraverso l’analisi delle maggiori testate giornalistiche italiane e di specifici eventi, di offrire una lettura del ” Fenomeno Belrusconi” nelle sue molteplici sfaccetature.berlusca2

Nella sua personale fenomenologia Boni parte dallo studio del corpo del leader, inteso non tanto come corpo politico quanto come corpo “mediale” dell uomo Berlusconi, e del sapiente usco che egli ne fa. Ecco che allora nei diversi capitoli ci viene presentato il Berlusconi “unto dal signore” che ha affrontato e sconfitto il cancro dando nuova vita al suo corpo malato, il Berlusconi “immortale” che blocca la caducità del suo corpo grazie ad un’operazione di lifting e che riesce in tal modo ad apparire agli occhi del consumatore/elettore come un perfetto prodotto di consumo sempre nuovo e intramontabile o in ultima analisi un Berlusconi “femminile” attraverso un’analisi delle donne di cui si circonda il cavaliere.

Il risultato è quello di una figura caleidoscopica: un Berlusconi “Uno nessuno e contomila”, icona sacra e al tempo stesso pop degna di essere ritratta da Andy Whorol, conseguenza e fine ultimo dell’industria cultural-popolare, il moderno super uomo della società dello spettacolo che diventa super leader in grado alla fine addirittura di trascendere il suo corpo per diventare linguaggio.

Berlusconi è dovunque perchè tutto è Belusconi” Alberto Abruzzese

“Words That Work – It’s not what you say, it’s what people hear” by Dr. Frank Luntz

gennaio 25, 2009

“Don’t tell me words don’t matter. ‘I have a dream’ – just words? ‘We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal’ – just words? ‘We have nothing to fear but fear itself’ – just words? Just speeches?”

– Barack Obama
February 16, 2008

Words That Work

Words That Work


The Ten Rules of Effective Language
1. Simplicity: Use Small Words
2. Brevity: Use Short Sentences
3. Credibility Is As Important As Philosophy
4. Consistency Matters
5. Novelty: Offer Something New
6. Sound and Texture Matter
7. Speak Aspirationally
8. Visualize
9. Ask a Question
10. Provide Context and Explain Relevance

Preventing message mistakes
How your words are understood is strongly influenced by the experiences and biases of the listener.
Your audience needs to know the basics generalities before you can motivate them to respond to the specifics
The sequential arrangement of information often creates the very meaning of information.

Old Words, New Meaning
Popular perception can overwhelm truth and accuracy in establishing a communication connection (Machiavellian, Orwellian). Moreover, words that had certain definitions when your grandparents were your age may have entirely different meaning today (campaign, sad).
To create words that work, you have to pay close attention to the vitality of the language. You have to understand how people use words today, and what those words have come to mean.

Be the Message
A superstar creates a persona in the public mind by conveying certain essential characteristics about himself or herself. Successful leaders establish this persona not by describing their attributes and values to us, but by simply living them. Voters must feel that a candidate speaks to them and is in touch with their personal concerns.
Whether your arena is business or politics, you simply must be yourself. Be the message rather than narrating it, but above all, be authentic.

Words We Remember
That’s one of the definitions of words that work: we remember even when we’re not trying. There is no doubt that in the creation and dissemination of language, nothing in day-to-day life plays a more significant role than television. But the real question for those who seek to understand and then apply the power of words is whether television mirrors society or leads it.
Our frame of reference and common bond as Americans has become pop culture, not the classics. We are so remarkably ignorant about what should matter because no one ever explained why we should care.
In businnes, words that work are words that sell. In politics, words that work are words that win.

For most people, language is functional rather than being an end in itself. For me, it’s the people that are the end; language is just a tool to reach them, a means to an end.

SEVERITA’ E PREMURA – la costruzione del frame come base del discorso politico

gennaio 25, 2009

In ogni ambito della nostra vita ci troviamo a ragionare per ‘frame’, cornici del discorso che contestualizzano e caricano di senso ciò che recepiamo e che ci viene proposto. O, meglio, che dovrebbe esserci proposto. Se infatti la destra ha da tempo capito l’importanza dell’uso dei frame, riuscendo a impostare il discorso politico dal suo punto di vista, la sinistra è ancora dell’idea illuminista che per essere capiti basti raccontare la verità a menti razionali. Unico problema: noi non ragioniamo in maniera razionale.elefante_250

Nella sua serie di scritti riuniti in ‘Non pensare all’elefante’ Gorge Lakoff, linguista americano politicamente vicino ai democratici, segue un’analisi della politica statunitense dal 2000 al 2004 prendendo in considerazione leggi, atti e discorsi sotto la lente del ‘frame’ e della metafora.

L’esempio più immediato e basilare è quello della nazione ‘Stati Uniti’ riconosciuta come una famiglia, il cui governo è un padre che, a seconda del colore politico si comporterà utilizzando modelli familiari e psicologici precisi. Se i Repubblicani fanno proprio il modello del padre severo che protegge la famiglia in un mondo pieno di pericoli, la sostiene e insegna ai figli la differenza fra giusto e sbagliato, i democratici rispondono invece al modello del genitore premuroso per cui dovere dei genitori è essere buoni e premurosi istillando empatia e senso di responsabilità e proteggendo i figli della patria attraverso la difesa dell’ambiente, dei lavoratori, dei consumatori e dalle malattie.

Ma cosa vuol dire ragionare per frame?
Al Gore nella campagna elettorale del 2000 contro George W. Bush continuò a ripetere che il taglio delle tasse avrebbe riguardato solo l’1% più ricco della popolazione. Eppure il 99% dei conservatori ha comunque votato Bush. I democratici si stupiscono di come la maggior parte della popolazione abbia votato contro il proprio interesse non rendendosi conto che in realtà ha votato seguendo i propri valori interpretativi. In questo caso il valore secondo cui chi è ricco ha raggiunto in suo status perché disciplinato e dunque si merita una detassazione dei suoi guadagni.

Per riuscire a imporre il proprio punto di vista il progressista non deve utilizzare il frame imposto dall’avversario, ma riformularne uno tutto suo che riesca ad evocare nei cittadini una corrispondenza valoriale. Dunque come prima cosa si dovrà aver ben chiari quali sono i valori della sinistra e poi utilizzare parole e costruzioni che facciano risvegliare nei conservatori che possiedono dentro di se sia la struttura del padre severo che quella del genitore premuroso, quest’ultima. Ogni parola definisce un frame, quando Nixon dice “non sono un imbroglione” o Padoa Schioppa afferma “le tasse sono bellissime” ci evocano il contrario di ciò che vorrebbero trasmetterci. Solo avendo le idee chiare e rendendosi conto della necessità di creare cornici interpretative ed utilizzando parole e concetti vicine alla gente si può ‘strappare’ il primato del linguaggio ai conservatori e tornare protagonisti nel dibattito.

ALCUNI ESEMPI DI FRAME:

TEMA DELLE TASSE

Conservatori – cosa dicono

“Bisogna attivare sgravi fiscali, anche votando contro la tassa sulla morte”Si evoca il peso delle tasse sul povero contribuente disciplinato e si rinnova il senso negativo il nome della tassa di successione.

Progressisti – cosa dovrebbero dire
Dovrebbero attivare il frame patriottico dei nostri padri, che grazie ai loro sacrifici nel pagare le tasse ci hanno consentito di vivere dignitosamente.

TEMA DEI MATRIMONI OMOSESSUALI

Conservatori – cosa dicono
Secondo il frame del padre severo una famiglia non può non avere un padre (nel caso di famiglia solo femminile o formata da uomini considerati non severi perchè gay).

Pogressisti – cosa dovrebbero dire
Riformulare il frame chiedendo “Sareste felici se lo stato vi dicesse chi potete o non potete sposare?”

westen3George Lakoff ‘bacchetta’ i democratici così come lo psicologo e neurologo Drew Westen che riporta il discorso del linguista arrichendolo di nozioni puramente scientifici e di risposte del cervello umano alle stimolazioni esterne. Vi lascio solo due esempi pratici di Westen che analizza il primo spot elettorale (vincente) di Bill Clinton del 1992 e il primo (perdente) di John Kerry del 2004. A voi capire gli errori. A domani!

gennaio 23, 2009

Giancarlo Bosetti – Spin. Trucchi e tele-imbrogli della politica
di Luca Volpe

“Acquistare immunità all’eloquenza é della massima importanza per i cittadini di una democrazia.”
[Bertrand Russell, 1928]

Pur sottolineando la non-scientificità dei responsi che derivano dall’analisi della vita politica, Giancarlo Bosetti prova a individuare quei fattori capaci di attenuare i giudizi critici dell’opinione pubblica nella fase elettorale e di produrre risultati più che soddisfacenti anche per quei governi che si presentano alla prova del voto con un bilancio chiaramente negativo.

La soluzione individuata sta ovviamente nello spin, ovvero in quella serie di operazioni con cui i leader politici (o i loro registi) riescono a utilizzare l’informazione per distogliere l’attenzione da perturbazioni negative e deviarla su aspetti a loro più favorevoli. L’informazione manipolata è generalmente quella delle televisioni e dei telegiornali, che sembrano oggi più interessati a persuadere e intrattenere il pubblico piuttosto che a veicolare veri e propri contenuti. Naturalmente si parte dalla convinzione che la televisione sia oggi particolarmente influente nello spostare i voti (sebbene non possa assicurare la vittoria alle elezioni).

Per riuscire in questa missione i notiziari fanno ricorso ai classici effetti di matrice americana quali l’indexing (ossia la selezione delle informazioni da includere o escludere, e il loro posizionamento nei titoli d’apertura), la drammatizzazione, la personalizzazione, la frammentazione e lo schema ordine-disordine, ai quali, nel caso specifico dell’Italia, va ad aggiungersi anche l’uso abnorme degli argomenti ad hominem, e cioè di notizie che insistono non su questioni di merito ma su difetti (o qualità) dell’interlocutore. E com’è facile intuire, tra questo genere di argomenti svettano soprattutto gli scambi reciproci di accuse (il cosiddetto alterco lacunoso) che, lungi dall’approfondire le informazioni oggettive, consolidano le distanze tra le forze politiche incanalando le opinioni e cristallizzando le posizioni dell’elettorato.

Altre due brillanti operazioni di spin applicate ai telegiornali sono il framing, finalizzato a cambiare inquadratura argomentativa così da evitare le domande più scomode, e il cosiddetto firebreaking: congegno che porta a trovare un diversivo da mettere in campo quando si viene a creare una situazione imbarazzante, o ad approfittare di importanti fatti imprevisti per far uscire delle notizie svantaggiose per il governo.

L’informazione televisiva, anche (e soprattutto) quella pubblica, diventa così un sensazionale veicolo di propaganda politica nei confronti di quel “pubblico di massa” che, con il declino dei principali agenti della socialità (partiti di massa, sindacati, associazioni legate variamente alla cultura politica, organizzazioni del pluralismo politico), si affida ormai completamente (e sempre più acriticamente) ad essa.

Se oggi non si può tornare indietro a un mondo purificato, razionale, affidato alla logica di argomenti disinquinati da ogni fallacia e retorica, è però possibile individuare delle soluzioni di contenimento che riducano la pericolosità delle conseguenze di una politica improntata sullo spin. Essenziale è però, per riprendere Bertrand Russell, acquisire immunità all’eloquenza, e cioè formare individui in grado di riconoscere i raggiri mediatici e difendersi dalle loro insidie.

riepilogo esame 26 gennaio

gennaio 21, 2009

lunedì l’esame è alle 15.30 in D5 aula/oo1.

la discussione come previsto sarà collettiva: ciascuno si prepari a sostenere le tesi del libro scelto – poco importa che vi convincano o meno – in una discussione sul perchè dei risultati delle elezioni politiche 2008.

chi non deve sostenere l’esame ma ha partecipato a progetto pd e discussioni varie può fare da moderatore, o almeno da pubblico.

durante l’esame fate come se foste l’autore del libro scelto, coerenti, decisi, cercando di convincere gli altri della bontà delle vostre tesi. preparatevi dai 3 ai 5 minuti a testa per un intervento iniziale e poi si discuterà.

confermerei l’idea di registrare sia audio che video, io provo a portare una telecamerina, chi ha apparati tecnologici li porti.

per chi ha scelto di fare l’esame individuale la discussione sarà tradizionale, con possibilità di discutere sempre lunedì 26 o in data da definirsi a febbraio.

mi mandate e/o postate qua (in modo che gnuno si possa fare un’idea delle tesi che sosterranno gli altri) l’abstract del libro scelto (max una pagina) entro domenica?