Archive for the ‘dibattito’ Category

“Words That Work – It’s not what you say, it’s what people hear” by Dr. Frank Luntz

gennaio 25, 2009

“Don’t tell me words don’t matter. ‘I have a dream’ – just words? ‘We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal’ – just words? ‘We have nothing to fear but fear itself’ – just words? Just speeches?”

– Barack Obama
February 16, 2008

Words That Work

Words That Work


The Ten Rules of Effective Language
1. Simplicity: Use Small Words
2. Brevity: Use Short Sentences
3. Credibility Is As Important As Philosophy
4. Consistency Matters
5. Novelty: Offer Something New
6. Sound and Texture Matter
7. Speak Aspirationally
8. Visualize
9. Ask a Question
10. Provide Context and Explain Relevance

Preventing message mistakes
How your words are understood is strongly influenced by the experiences and biases of the listener.
Your audience needs to know the basics generalities before you can motivate them to respond to the specifics
The sequential arrangement of information often creates the very meaning of information.

Old Words, New Meaning
Popular perception can overwhelm truth and accuracy in establishing a communication connection (Machiavellian, Orwellian). Moreover, words that had certain definitions when your grandparents were your age may have entirely different meaning today (campaign, sad).
To create words that work, you have to pay close attention to the vitality of the language. You have to understand how people use words today, and what those words have come to mean.

Be the Message
A superstar creates a persona in the public mind by conveying certain essential characteristics about himself or herself. Successful leaders establish this persona not by describing their attributes and values to us, but by simply living them. Voters must feel that a candidate speaks to them and is in touch with their personal concerns.
Whether your arena is business or politics, you simply must be yourself. Be the message rather than narrating it, but above all, be authentic.

Words We Remember
That’s one of the definitions of words that work: we remember even when we’re not trying. There is no doubt that in the creation and dissemination of language, nothing in day-to-day life plays a more significant role than television. But the real question for those who seek to understand and then apply the power of words is whether television mirrors society or leads it.
Our frame of reference and common bond as Americans has become pop culture, not the classics. We are so remarkably ignorant about what should matter because no one ever explained why we should care.
In businnes, words that work are words that sell. In politics, words that work are words that win.

For most people, language is functional rather than being an end in itself. For me, it’s the people that are the end; language is just a tool to reach them, a means to an end.

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SEVERITA’ E PREMURA – la costruzione del frame come base del discorso politico

gennaio 25, 2009

In ogni ambito della nostra vita ci troviamo a ragionare per ‘frame’, cornici del discorso che contestualizzano e caricano di senso ciò che recepiamo e che ci viene proposto. O, meglio, che dovrebbe esserci proposto. Se infatti la destra ha da tempo capito l’importanza dell’uso dei frame, riuscendo a impostare il discorso politico dal suo punto di vista, la sinistra è ancora dell’idea illuminista che per essere capiti basti raccontare la verità a menti razionali. Unico problema: noi non ragioniamo in maniera razionale.elefante_250

Nella sua serie di scritti riuniti in ‘Non pensare all’elefante’ Gorge Lakoff, linguista americano politicamente vicino ai democratici, segue un’analisi della politica statunitense dal 2000 al 2004 prendendo in considerazione leggi, atti e discorsi sotto la lente del ‘frame’ e della metafora.

L’esempio più immediato e basilare è quello della nazione ‘Stati Uniti’ riconosciuta come una famiglia, il cui governo è un padre che, a seconda del colore politico si comporterà utilizzando modelli familiari e psicologici precisi. Se i Repubblicani fanno proprio il modello del padre severo che protegge la famiglia in un mondo pieno di pericoli, la sostiene e insegna ai figli la differenza fra giusto e sbagliato, i democratici rispondono invece al modello del genitore premuroso per cui dovere dei genitori è essere buoni e premurosi istillando empatia e senso di responsabilità e proteggendo i figli della patria attraverso la difesa dell’ambiente, dei lavoratori, dei consumatori e dalle malattie.

Ma cosa vuol dire ragionare per frame?
Al Gore nella campagna elettorale del 2000 contro George W. Bush continuò a ripetere che il taglio delle tasse avrebbe riguardato solo l’1% più ricco della popolazione. Eppure il 99% dei conservatori ha comunque votato Bush. I democratici si stupiscono di come la maggior parte della popolazione abbia votato contro il proprio interesse non rendendosi conto che in realtà ha votato seguendo i propri valori interpretativi. In questo caso il valore secondo cui chi è ricco ha raggiunto in suo status perché disciplinato e dunque si merita una detassazione dei suoi guadagni.

Per riuscire a imporre il proprio punto di vista il progressista non deve utilizzare il frame imposto dall’avversario, ma riformularne uno tutto suo che riesca ad evocare nei cittadini una corrispondenza valoriale. Dunque come prima cosa si dovrà aver ben chiari quali sono i valori della sinistra e poi utilizzare parole e costruzioni che facciano risvegliare nei conservatori che possiedono dentro di se sia la struttura del padre severo che quella del genitore premuroso, quest’ultima. Ogni parola definisce un frame, quando Nixon dice “non sono un imbroglione” o Padoa Schioppa afferma “le tasse sono bellissime” ci evocano il contrario di ciò che vorrebbero trasmetterci. Solo avendo le idee chiare e rendendosi conto della necessità di creare cornici interpretative ed utilizzando parole e concetti vicine alla gente si può ‘strappare’ il primato del linguaggio ai conservatori e tornare protagonisti nel dibattito.

ALCUNI ESEMPI DI FRAME:

TEMA DELLE TASSE

Conservatori – cosa dicono

“Bisogna attivare sgravi fiscali, anche votando contro la tassa sulla morte”Si evoca il peso delle tasse sul povero contribuente disciplinato e si rinnova il senso negativo il nome della tassa di successione.

Progressisti – cosa dovrebbero dire
Dovrebbero attivare il frame patriottico dei nostri padri, che grazie ai loro sacrifici nel pagare le tasse ci hanno consentito di vivere dignitosamente.

TEMA DEI MATRIMONI OMOSESSUALI

Conservatori – cosa dicono
Secondo il frame del padre severo una famiglia non può non avere un padre (nel caso di famiglia solo femminile o formata da uomini considerati non severi perchè gay).

Pogressisti – cosa dovrebbero dire
Riformulare il frame chiedendo “Sareste felici se lo stato vi dicesse chi potete o non potete sposare?”

westen3George Lakoff ‘bacchetta’ i democratici così come lo psicologo e neurologo Drew Westen che riporta il discorso del linguista arrichendolo di nozioni puramente scientifici e di risposte del cervello umano alle stimolazioni esterne. Vi lascio solo due esempi pratici di Westen che analizza il primo spot elettorale (vincente) di Bill Clinton del 1992 e il primo (perdente) di John Kerry del 2004. A voi capire gli errori. A domani!

gennaio 23, 2009

Giancarlo Bosetti – Spin. Trucchi e tele-imbrogli della politica
di Luca Volpe

“Acquistare immunità all’eloquenza é della massima importanza per i cittadini di una democrazia.”
[Bertrand Russell, 1928]

Pur sottolineando la non-scientificità dei responsi che derivano dall’analisi della vita politica, Giancarlo Bosetti prova a individuare quei fattori capaci di attenuare i giudizi critici dell’opinione pubblica nella fase elettorale e di produrre risultati più che soddisfacenti anche per quei governi che si presentano alla prova del voto con un bilancio chiaramente negativo.

La soluzione individuata sta ovviamente nello spin, ovvero in quella serie di operazioni con cui i leader politici (o i loro registi) riescono a utilizzare l’informazione per distogliere l’attenzione da perturbazioni negative e deviarla su aspetti a loro più favorevoli. L’informazione manipolata è generalmente quella delle televisioni e dei telegiornali, che sembrano oggi più interessati a persuadere e intrattenere il pubblico piuttosto che a veicolare veri e propri contenuti. Naturalmente si parte dalla convinzione che la televisione sia oggi particolarmente influente nello spostare i voti (sebbene non possa assicurare la vittoria alle elezioni).

Per riuscire in questa missione i notiziari fanno ricorso ai classici effetti di matrice americana quali l’indexing (ossia la selezione delle informazioni da includere o escludere, e il loro posizionamento nei titoli d’apertura), la drammatizzazione, la personalizzazione, la frammentazione e lo schema ordine-disordine, ai quali, nel caso specifico dell’Italia, va ad aggiungersi anche l’uso abnorme degli argomenti ad hominem, e cioè di notizie che insistono non su questioni di merito ma su difetti (o qualità) dell’interlocutore. E com’è facile intuire, tra questo genere di argomenti svettano soprattutto gli scambi reciproci di accuse (il cosiddetto alterco lacunoso) che, lungi dall’approfondire le informazioni oggettive, consolidano le distanze tra le forze politiche incanalando le opinioni e cristallizzando le posizioni dell’elettorato.

Altre due brillanti operazioni di spin applicate ai telegiornali sono il framing, finalizzato a cambiare inquadratura argomentativa così da evitare le domande più scomode, e il cosiddetto firebreaking: congegno che porta a trovare un diversivo da mettere in campo quando si viene a creare una situazione imbarazzante, o ad approfittare di importanti fatti imprevisti per far uscire delle notizie svantaggiose per il governo.

L’informazione televisiva, anche (e soprattutto) quella pubblica, diventa così un sensazionale veicolo di propaganda politica nei confronti di quel “pubblico di massa” che, con il declino dei principali agenti della socialità (partiti di massa, sindacati, associazioni legate variamente alla cultura politica, organizzazioni del pluralismo politico), si affida ormai completamente (e sempre più acriticamente) ad essa.

Se oggi non si può tornare indietro a un mondo purificato, razionale, affidato alla logica di argomenti disinquinati da ogni fallacia e retorica, è però possibile individuare delle soluzioni di contenimento che riducano la pericolosità delle conseguenze di una politica improntata sullo spin. Essenziale è però, per riprendere Bertrand Russell, acquisire immunità all’eloquenza, e cioè formare individui in grado di riconoscere i raggiri mediatici e difendersi dalle loro insidie.

What Else?

novembre 14, 2008

Il rapporto tra comunicazione e politica è presente sin dai tempi dell’antica Grecia, sia Aristotele che Platone testimoniano come la politica già allora si servisse della comunicazione al fine di ottenere o consolidare il consenso politico. Al giorno d’oggi però penso che la politica sia passata dal servirsi della comunicazione ad esserne asservita e troppo spesso, sbagliando, si tende ad individuare un buon politico con un buon comunicatore.

La politica non è infatti solo uno spazio pubblico in cui ognuno liberamente esprime idee, orientamenti culturali e visioni programmatiche al fine di ottenere il consenso ma è o per lo meno dovrebbe essere, per quel che mi riguarda, sopratutto il saper governare al meglio la cosa pubblica per il bene della collettività.

Purtroppo nella società dello spettacolo in cui viviamo la politica è diventata una banalissima merce venduta all’elettore/consumatore invogliato a comprare il prodotto da tecniche di comunicazione e marketing politico sempre più accattivanti e pervasive.

Per questo nelle moderne campagne elettorali si bada più al volto del candidato, alla sua immagine e al farlo “apparire” agli occhi degli elettori come un buon politico. Spettacolari e costosissimi One Man Show in cui abbondano retorica e populismo.

Recentemente abbiamo assistito addirittura alla mitizazzione di un candidato, non c’era nessuno che non pronunciasse il nome di Obama e il suo orecchiabile slogan Yes We Can ( altro che l’ I like Ike di Eisenhower) ma il perchè lo si dicesse non si sa, almeno credo che la maggior parte non lo sapesse. Diciamo che faceva fico ed era di moda.

Ho chiesto ad una mia collega americana perchè fosse a favore di Obama, mi ha risposto: ” perchè è giovane e si presenta bene”, mi chiedo quante persone abbiano dato il loro voto motivandolo così, secondo me molte.

Sia ben chiaro non voglio fare un processo preventivo al neo Presidente ma voglio solo scindere la figura del comunicatore da quella del politico. Lui ha comunicato, attraverso un’ottima campagna elettorale, una Nuova Speranza facendo breccia nel cuore di un’ America al collasso economico che non si aspettava altro che sentire quelle parole, bisognerà vedere se riuscirà a trasformare in politica quello che ha promesso, cosa che mi auguro vivamente. Al momento però non posso che considerarlo il prodotto perfetto della moderna comunicazione politica, un mix in salsa black tra il giovane ed elegante Kennedy della ” Nuova Frontiera” e il  ” Greatest Comunicator” Ronald Reagan. What else?

Politica é anche comunicazione

novembre 14, 2008

Con comunicazione intendiamo il fenomeno attraverso cui trasmettiamo delle informazioni, che si tratti di semplici dati, di pensieri, di sentimenti, di promesse e così via. Possiamo concordare sul fatto che la comunicazione, se ben realizzata, può aiutare a trovare condivisione sui concetti che cerchiamo di veicolare. Questo significa che tanto più si é abili nel comunicare un concetto, tanto più si riuscirà a convincere l’interlocutore della sua validità; tanto più si riesce a dare credibilità alle promesse e maggiore diventerà, agli occhi di chi si ha davanti, la bontà delle intenzioni comunicate. In altre parole, meglio si riesce a comunicare, più sarà facile conquistare la fiducia di chi sta ascoltando.

Sappiamo che la fiducia, in politica, si traduce in consenso; e che il consenso, in una democrazia, è condizione imprescindibile per governare. Questo fa dell’ars comunicandi un fattore fondamentale per ottenere il supporto che necessità a chi si propone di interpretare ruoli dirigenziali.

Bisogna però capire fino a che punto la fiducia verso un politico (o, generalizzando, verso la politica tutta) possa reggersi sulla sua capacità di trasmettere dei concetti, e quanto invece le testimonianze concrete dell’impegno mostrato (o promesso all’elettore) siano influenti sulle scelte dell’elettorato. E inoltre, spostandoci più nello specifico, bisogna stabilire quanto la comunicazione in senso stretto sia realmente funzionale alla concretizzazione di azioni e prestazioni politicamente rilevanti.

Sono dell’opinione che non sia possibile vedere la sola comunicazione come criterio di giudizio sufficiente per classificare un buon politico come tale. E non sono d’accordo neppure nel vederla come una nuova cultura, ovvero come un nuovo modo di fare la politica. Credo che la politica rimanga caratterizzata in buona misursa da decisioni, comportamenti, atteggiamenti finalizzati a perseguire degli obbiettivi (tra questi il primo è, o dovrebbe essere, il benessere collettivo). Il consenso si guadagna promettendo l’attuazione di certe politiche ma anche comunicandone l’avvenuta realizzazione e naturalmente quanto di buono esse abbiano portato (ricordo il sempreverde adagio del marketing “fare, fare bene, farlo sapere”).

Bisogna però riconoscere alla comunicazione politica – e ne abbiamo avuto recentemente al conferma – un innegabile merito. La campagna per le presidenziali USA ci ha infatti dimostrato come la forza e l’efficacia d’un discorso, di un buon discorso, possano incidere profondamente nella coscienza collettiva fino al punto da indurre la stessa collettività a quella partecipazione attiva che è linfa vitale per le nostre democrazie. E’ così merito del modo in cui un politico ha saputo comunicare le sue intenzioni di cambiamento se milioni di cittadini, oltre ad affidare a quello stesso politico la loro fiducia e le loro speranze, si sono sentiti nel dovere, ma anche e soprattutto nel diritto, di fare proprie quelle istanze di cambiamento e di impegnarsi in una straordinaria attività di volontariato politico-sociale che ha finito con il risvegliare gli animi di chi si era rassegnato ad una politica esclusivamente top-down.

post???

novembre 13, 2008

visto che mi dite ne state parlando, perchè non scriverne? non post perfetti …. discussione aperta ….

oppure venite a discutere su fb, qua.

no il dibattito no

novembre 6, 2008

allora, mi pare interessante il dibattito sul rapporto tra comunicazione e politica, da sviluppare però, perchè penso sia importante, seppur non condividere “valorialmente” una posizione unica, arrivare alla condivisione di un punto di vista utile professionalmente alle cose che ci stiamo dicendo.

mi sembra poi che sicuramente c’è un problema di codici, che vuol dire per voi (e per me) comunicazione? usiamo la stessa parola ma diciamo cose diverse, quindi mi pare utile metterci d’accordo e trovare un codice comune.

ancora sarebbe utile capire cosa ciascuno intende per politica, anche in questo caso per partire dalle definizioni e arrivare al punto di vista della consulenza.

insomma una delle cose che mi sento di suggerire a chi vuole fare il consulente politico è di distinguere tra le proprie convinzioni, sia politiche che sulla politica, da quella che è la prospettiva “utile” di lavoro. in mezzo, se ci fosse una distanza, si pone la questione etica.

vi propongo allora di usare questi dieci giorni prima di rivederci per provare ciascuno a ragionare su:

– una definizione di politica

– una definizione di comunicazione

– i loro rapporti

– la propria lettura, seguendo le definizioni date, delle elezioni americane

– gli elementi centrali della dinamica complessiva “comunicazione politica” (quelli che io ho indicato come leader messaggio emozione/interesse linguaggio)

– la lettura della campagna americana distinguendo dove è solo costruzione pubblicitaria e dove c’è un contenuto (ad es.: lo spot make history: è solo pubblicità o è politica?)

spero si capisca, se no ditelo. se avete o vi fate un account wordpress e me lo mandate vi invito così potete postare direttamente. anche cose provvisorie, ipotesi, quello che vi viene in mente se ci pensate. poi si discute e commenta.

se sapete che c’è qualcuno che non passa di qua ma è interessato avvisate.

in bocca al lupo se avete esami e HOPE!